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Il Pleurotus eryngii ha un’area di diffusione molto vasta che interessa l’intero bacino del Mediterraneo, ma è solo in zone limitatissime che trova il suo habitat ideale. Il territorio delle Murge tra Puglia e Basilicata è certamente uno dei luoghi in Italia dove il cardoncello è presente in discreti quantitativi. Conosciuto fin dai tempi degli antichi romani, anche se Plinio il Vecchio (riferendosi ai funghi in generale) li considerava «fra i cibi meno raccomandabili», ritenuto da altri espressione di forze naturali, apprezzato e studiato nel Medioevo e Rinascimento, fu considerato talmente prelibato e afrodisiaco da essere messo all’indice dal Santo Uffizio perché avrebbe distolto i pellegrini dall’idea della penitenza che doveva essere collegata al pellegrinaggio del Giubileo sulla via Romea. Prodotto simbolo dell’Alta Murgia, è certamente tra quelli a maggior rischio d’estinzione, in quanto lo spietramento della regione sta distruggendo in maniera irreversibile l’ambiente naturale nel quale cresce e si riproduce. Il cardoncello è un fungo «onesto», perché non può essere confuso nemmeno dal raccoglitore inesperto con alcuna specie velenosa. In cucina è discreto, perchè la sua presenza in un piatto mai ne condizionerà il risultato a scapito degli altri componenti, grazie al suo sapore gradevole e delicato. La sua consistenza resta ottimale anche dopo la cottura ma è la sua versatilità quello che più colpisce. Si può consumare arrosto, fritto, gratinato, trifolato, con la pasta o il riso. |
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